Locatori e locatari: sfratti, sospensioni ed emendamenti nel secondo trimestre 2021

Una crisi economica pronta a esplodere nel biennio nero governato dal Corona-virus

È il 30 giugno 2021 la data indicata nel decreto Milleproroghe – fermo ora alla Camera e all’esame delle commissioni Bilancio e Affari costituzionali – redatto per la sospensione dell’esecuzione dei provvedimenti giudiziali di rilascio (di beni immobili commerciali e privati in locazione), posti dal mancato pagamento del canone alle scadenze. 

Le probabilità che questo termine venga prorogato di ulteriori 6 mesi sono certo alte, data la crisi causata dall’implacabile nemico Covid-19, non dobbiamo però dimenticarci che concessioni governative di medesima natura sono già state introdotte a marzo dello scorso anno e che, d’altra istanza assolutamente non secondaria, i portafogli degli italiani – locatori o locatari che siano – risultano già sufficientemente provati dalla situazione in cui tutt’ora il Paese imperversa.

Da oltre un anno leggiamo sui giornali articoli relativi alle problematiche legate ad inquilini non in grado di onorare il proprio debito e di proprietari (spesso a loro volta in crisi per le stesse ragioni), che vedono nell’immobile in locazione l’unica fonte di reddito rimastagli e al contempo vivono l’impossibilità di far valere le clausole dei propri contratti di affitto per indisponibilità finanziarie dell’affittuario.

I sindacati definiscono questa una bomba sociale pronta a deflagrare, una guerra tra proprietari di immobili e inquilini pronta a esplodere e a trasformarsi in un baratro economico difficilmente sanabile nel breve periodo. Le rappresentanze di entrambe le parti chiedono alle Istituzioni risposte chiare e di reale sostegno, sottolineando la parzialità dei benefici promossi dalla legge di Bilancio in materia di morosità incolpevole e incentivi per chi abbassa il canone (solo nelle grandi città).

Il blocco degli sfratti rischia di favorire indebitamente chi risulta essere moroso già in tempi anti-pandemici, e quindi rappresenterebbe un vacuo tentativo di risoluzione di un problema decisamente più articolato e pericoloso.

Non saranno certo queste soluzioni dai colori pastello a sostenere e ad offrire consistenti appigli agli imprenditori, o più semplicemente ai cittadini, che strenuamente lottano per sopravvivere all’incubo virulento che affligge l’Italia (e il pianeta). Occorrono misure d’emergenza attuate consapevolmente che sappiano rispondere alla minaccia del buio assoluto, della perdita collettiva di beni materiali e morali.

I sindacati e le rappresentanze chiedono sostegno, solidarietà, aiuti concreti, fondi, risorse, insomma supplicano il Governo affinché vengano comunicate risposte ragionate in grado di promuovere soluzioni attuabili e di equo e mutuo beneficio, che sappiano prendere in considerazione i punti di vista di tutti gli attori in gioco e che non favoriscano solo una parte o l’altra.

Con questo non è sostenuta l’inutilità della proroga in questione, ma è ribadita la necessità di usare questi mesi di sospensione per ragionare, in senso collettivo, su come raggiungere e praticare soluzioni utili al cittadino e, quindi, al Paese.

Assistiamo a un’epocale crisi, servono misure coraggiose e intelligenti per uscirne, perché solo così non sarà stato fiato sprecato quello di chi dai balconi gridava e ancora sussurra: “Ce la faremo”.

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